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ComoLake 2024 – The Great Challenge: “intermediare” l’innovazione per le micro piccole e medie imprese

La complessità delle nuove tecnologie rappresenta una sfida significativa per le piccole imprese, molte delle quali restano bloccate in modelli produttivi tradizionali e faticano a comprendere e adottare soluzioni innovative.

Sono questi alcuni dei temi emersi dalla seconda edizione dell’evento internazionale “Como Lake 2024 – The Great Challenge”, attraverso la partecipazione di Marco Travaglini e Antonio Bisci, rispettivamente CEO e Direttore Commerciale di Mama Industry, i quali hanno preso parte al tavolo di discussione insieme a Danilo Broggi, Presidente del Centro per la Cultura di Impresa (e Past President della Confapi), mettendo in evidenza il ruolo chiave dell’intermediazione per le micro, piccole e medie imprese nella transizione digitale.

«Il tema della tecnologia è molto complesso da mettere a terra» – afferma Marco Travaglini – «Se per il consumatore finale possiamo trovare strumenti di intermediazione efficaci, per le imprese questo richiede una competenza mirata, che sappia anche essere amica del piccolo imprenditore, colmando un divario spesso enorme tra il loro mondo e quello dell’innovazione».

Le difficoltà riscontrate dai piccoli imprenditori nell’adozione di strumenti come l’intelligenza artificiale, la cyber security e le query avanzate sono evidenti. Secondo un’indagine di Confartigianato del 2022, oltre il 65% delle microimprese italiane ha dichiarato di non avere le competenze per integrare le nuove tecnologie nei propri processi produttivi.

Inoltre, il rapporto DESI 2023 (Digital Economy and Society Index) della Commissione Europea colloca l’Italia al 18° posto tra i 27 Paesi membri per livello di digitalizzazione delle piccole e medie imprese, con solo il 17% delle PMI italiane che utilizza tecnologie avanzate come il cloud computing, contro una media europea del 41%. Questi dati confermano l’urgenza di una trasformazione digitale supportata da attori competenti e strutturati.

Marco Travaglini pone l’accento sulla necessità di un intermediario tra le imprese del mercato OFF e il mondo dell’innovazione, che permetta di adottare un approccio accessibile. «Il nostro compito è aiutare queste piccole imprese a colmare la distanza che le separa dalla tecnologia. Il grosso salto è quello di non considerare l’innovazione solo come una questione tecnica, ma anche come un fatto umano, iniziando dal concetto del cambiamento, perché portare subito la tecnologia a queste imprese le spaventerebbe» e continua sottolineando l’importanza di fare un lavoro di semplificazione per aiutare questi imprenditori a entrare nel futuro con gli strumenti giusti, senza essere sopraffatti dalla complessità attraverso una forma di intermediazione che deve basarsi su un supporto finalizzato ad attenuare le distanze e le reticenza tra il mondo della piccola imprenditoria e quello dell’innovazione.

Un altro dato significativo, infatti, proviene da una ricerca condotta da Unioncamere e InfoCamere nel 2023, che evidenzia come solo il 29% delle imprese italiane con meno di 10 dipendenti abbia adottato strategie digitali avanzate. Questo conferma quanto sia fondamentale un approccio più scalabile per accompagnare le PMI nel processo di digitalizzazione.

A seguire, anche Danilo Broggi evidenzia la difficoltà dei piccoli imprenditori nel fare innovazione, partendo da un dato che invita alla riflessione: «Sapete quante imprese italiane sono iscritte al Registro (su base volontaria) delle imprese ultracentenarie? Sono circa 2400: imprese che hanno superato la Prima e la Seconda guerra mondiale, che hanno superato la Spagnola (ben più mortale del Covid). Come ci sono riusciti? Hanno innovato sì, ma hanno usato quella che in economia si chiama “innovazione incrementale”. Che è cosa completamente diversa da quello che sta succedendo oggi, dove l’innovazione è sempre più “disruptive”».

Broggi sottolinea come, sebbene oggi la sfida richieda un approccio diverso, «non siamo pronti per affrontare il tema della “disruptive innovation”. Non siamo pronti culturalmente». Fa quindi riferimento alle nuove generazioni, che potrebbero essere i protagonisti di questo cambiamento, ma che, rispetto alle piccole realtà più “attempate”, «hanno un ecosistema e un contesto che parlano un’altra lingua».

Rimanda poi ai dati sulle PMI, che ci collocano agli ultimi posti in Europa, sottolineando come l’uso del digitale da parte di queste imprese non debba essere una risposta occasionale a un bisogno, ma una leva strategica di sviluppo.

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