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Canzoni segrete: mosaico musicale dei ricordi e delle riflessioni di Pippo Pollina. A cura di Monica Mazzei

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Potrebbe contenere informazioni obsolete o visioni da contestualizzare rispetto alla data di pubblicazione.

Analisi pezzettino per pezzettino e nota per nota, del nuovo, avvincente album di studio dell’artista siciliano.

Più di venti immensi musicisti al servizio del nuovo album di Pippo Pollina, “Canzoni segrete”; 14 tracce volte a rappresentare l’intimo cambiamento interiore dell’artista nel tempo, immerso a sua volta nei recenti cambiamenti del mondo. Sono canzoni che si dipanano in modo dolcissimo e avvolgente, a tratti intimo, soprattutto dal vivo, alle quali non è possibile, parola mia, restare indifferenti. Un’energia irresistibile, pervasa della persuasione della bellezza.
A quest’album non manca nulla: testi stupendi per musiche stupende. 
Ma anche un album che si prende il suo tempo, senza timori di “incomprensioni”: brani quasi tutti almeno di quattro minuti. Brani nei quali hai il tempo di immergerti in ciò che, come in un mosaico appunto, Pippo Pollina desidera narrare.
Un album che unisce i ricordi del passato dell’artista alle riflessioni sul presente e sul futuro. Con sguardi che vanno anche più in là, molto più in là: cosa rimane ancora?, pare domandarsi. Forse chiedersi cosa manca o cosa non ha risolto in questa vita, se ne avesse potuta avere un’altra e se l’avrebbe davvero voluta. Pensieri sparsi che non dimenticano come nella sua traduzione delle origini: non mancano un omaggio agli eroi di mafia ed un cameo sui conflitti intergenerazionali, sempre però addolciti dall’affetto filiale, come è giusto che sia.
Dopo aver iniziato a comporre questi brani nel gennaio 2019, certamente l’input fondamentale in più, il musicista e cantante di origini siciliane l’ha ricevuto durante il periodo della pandemia, che ha rappresentato per lui, appunto, un cambiamento mondiale nel quale immergersi: ha terminato di scriverne i testi a giugno 2020.
Della title track fa però parte anche un brano composto nel lontano 1994, a quattro mani con Georges Moustaki: “Leo”. Il brano rappresenta un sentito omaggio al chansonnier francese Leo Ferre’.
Cosa rappresenta questo nuovo lavoro di studio per Pollina, lavoro registrato in studi sparsi tra l’Italia, la Francia, la Germania e la Svizzera (suo Paese d’adozione da moltissimi anni)?
Forse un punto della situazione, ma non la congiunzione del cerchio, piuttosto una presa di consapevolezza che coincide con il compimento del suo 58esimo anno di età, con i figli che svuotano il “nido”, con i genitori che “partono”, i primi amici che svaniscono.
Tutte esperienze che cambiano un essere umano, che però ha ancora molta voglia di sperimentare.
“Mi sento ancora nel mezzo della mia ricerca”, ha puntualizzato recentemente.
“A questa età ho bisogno di scoprire cose nuove, di elaborare nuovi stimoli e affrontare nuove sfide. Non ho più trent’anni ma non sono nemmeno vecchio. E quando ci stavo riflettendo, il Coronavirus ha bloccato tutta la mia vita, come quella di tutti”, ha continuato.
“Ma c’è stato nonostante tutto un risvolto positivo. Ho potuto impiegare questo periodo tutto sommato tranquillo per scrivere senza fretta un romanzo. E ho potuto registrare l’album, visto che era l’unica tappa mancante per ‘Canzoni segrete’. Ciascuna canzone è diventata la piena espressione dei dubbi con i quali anche io ho dovuto confrontarmi”, ha proseguito.
– Uno sguardo ai musicisti che hanno collaborato.
Il polistrumentista Martin Kalberer (altresì produttore e co-arrangiatore del disco), i chitarristi Jean Pierre von Dach e Titus Vollmer, il bassista Alex Klier e il batterista Leonardo Guadarrama.
L’aspetto più coinvolgente ed emozionante dell’album, è molto probabilmente l’impiego degli archi; vari strumenti a fiato, armonica e fisarmonica fanno il resto.
Un coro maschile impiegato in alcune canzoni, eleva il potere evocativo dei testi in modo vigoroso ed ipnotico, che non è possibile ignorare.
– Il senso di ogni brano. Come descrive Pippo Pollina ciascuno dei suoi brani?
“Una musica anche domani”.
Un viaggio tra il passato ed il presente. Tra gli addii della vita.
“Di come quando cristo fuori piove”.
Il blues impregna questo brano, che canta di dolore intimo e profondo. Quel dolore che non si può sdradicare, parla di imprecazioni per cose futili, mentre si soffre per l’abbandono di chi amiamo.
“Scacciaferro”.
La milonga che si danza nella nostalgia e malinconia di chi non c’è più ma vorremmo tornasse.
“Guarda scende la neve”.
La poesia di un momento è sempre imprecisa. Come la sensazione inafferrabile che si prova senza sapere il perché.
“Come una felicità improvvisa”.
Il corpo come testimone dei sentimenti interiori: l’energia che nasce fra le braccia di chi si ama.
“Abbiamo tutti”.
Contro la propensione a giudicare la vita degli altri ed al contempo, un invito ad essere coerenti il più possibile nella propria.
“Prendile se vuoi”.
Descrivere i ricordi della propria vita come libri riposti in una Ideale biblioteca della propria vita. Una immagine davvero affascinante.
“Senti le cicale”.
E se lontano dall’isteria di massa ci aspettasse la rivelazione? È così che Pippo immagina che la rivelazione si materializzi in un… “marziano”. Un marziano così lontano eppure così vicino a noi, che dietro il promontorio ci domanda: “Non senti le cicale?”. Così diverso e così simile. La vibrazione di una comunanza che puoi sentite solo lontano dal superfluo.
“Pizzolungo”.
Un brano omaggio ad una strage di mafia, che racconta il senso che rimane alle vite di un magistrato, unico sopravvissuto alla propria scorta che l’ha protetto durante un attentato; e di una bambina, ormai adulta, Margherita, che in quella strage perse la propria famiglia. Due punti di vista umani su fatti che non si possono scordare.
“Leo”.
Già descritta nell’articolo, viene cantata a due voci con l’artista Celia Reggiani, figlia dell’indimenticato Serge, attore e chansonnier. Una canzone che si prefigge di tenere in vita la storia della canzone francese.
“Immaginarti”.
Padri, figli, conflitti intergenerazionali. In tutto ciò il rimpianto: di non aver colto l’attimo. Ma in sottofondo, tanta tenerezza profonda e sincera, che scaturisce dal conoscersi molto bene.
“Dove ti nasconderai”.
Uno scenario nel quale i social non ci sono più e solo i nostri pensieri possono mantenere vivo il legame tra le persone, come molecole di un mosaico.
“Tutto chiuso”.
Un testo positivo, che invoglia a trovare qualcosa di buono anche nel male più grande. Ma è davvero possibile? Se si guarda alla pandemia con il suo primo Lockdown come ad una pausa per riflettere sulla vita, certamente si.
“Un’altra vita”.
Tutti noi, anche le persone che meno immaginiamo, desideriamo a volte un’altra vita. Quella dov’è poter realizzare ciò che ci pare precluso per qualche motivo sconosciuto, in quella reale. Ma se il vero problema non fosse la vita che ci è toccata, ma la nostra incapacità e “incompetenza” nel raggiungere ciò che affermiamo di desiderare? Tutta colpa nostra o tutta colpa del destino?
Un quesito forse in eterno senza soluzione.
LE DATE ATTUALI DEL TOUR al sito:
– TITLETRACK “CANZONI SEGRETE”
01: Una musica anche domani 04:06
02: Di come quando cristo fuori piove 04:19
03: Scacciaferro 05:02
04: Guarda scende la neve 04:15
05: Come una felicità improvvisa 04:43
06: Abbiamo tutti 04:19
07: Prendile se vuoi 04:38
08: Senti le cicale 04:01
09: Pizzolungo 05:37
10: Leo 04:13
11: Immaginarti 03:41
12: Dove ti nasconderai 03:23
13: Tutto chiuso 04:09
14: Un’altra vita 04:39
Monica Mazzei
freelance culturale 
monica.mazzei.eventi@gmail.com 

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