HomeCultura25 Aprile, ricordiamo anche i sacerdoti uccisi dai Partigiani

25 Aprile, ricordiamo anche i sacerdoti uccisi dai Partigiani

A pochi giorni dalle celebrazioni del 25 aprile la Chiesa compie un passo storico e annuncia l’avvio della causa di beatificazione di uno dei tanti sacerdoti uccisi dai partigiani comunisti sul finire della guerra.

Il vescovo di Reggio Emilia Giacomo Morandi avvia l’inchiesta Diocesana “sulla vita e il martirio di don Giuseppe Iemmi” rappresenta un punto di svolta importante e atteso da decenni. Per anni, e molto prima di Rolando Rivi, che è stato beatificato nel 2013, don Giuseppe Iemmi è stato considerato il vero martire della Chiesa reggiana, il suo sacrificio fu cristallino e il suo martirio chiarissimo.

La Chiesa ha già beatificato due martiri della violenza partigiana comunista. Oltre al giovane seminarista Rolando Rivi, infatti, la Chiesa ha già elevato agli altari anche don Luigi Lenzini, beatificato e proclamato martire in odium fidei nel 2022 a Modena. (Andrea Zambrano, La Chiesa del coraggio indica un nuovo martire dei partigiani rossi, 21.4.26, lanuovabussola.it)

Quella del vescovo Morandi è una decisione, molto coraggiosa, portata avanti con la certezza che la complessa lettura dei fatti circa le violenze comuniste perpetrate nel cosiddetto Triangolo della morte, necessita di una parola definitiva apposta con i sigilli della Chiesa: la proclamazione del martirio e la conseguente elevazione agli altari affinché, secondo la massima di Tertulliano, il loro «sangue sia seme di nuovi cristiani». La storia di don Giuseppe Iemmi è diversa da quella di Rolando (me ne occuperò presto del martirio del giovane seminarista), anche se accomunata dallo stesso sacrificio.

Da cappellano della parrocchia di Felina, una frazione del comune di Castelnovo né Monti, svolse la sua azione pastorale negli anni terribili della guerra, entrando a contatto con tutti i bisogni e i drammi dei suoi parrocchiani. E cercando di proteggere la popolazione tanto dalle terribili rappresaglie naziste quanto dalle vendette dei partigiani che mettevano a rischio la popolazione con le loro azioni di vendetta.

Zambrano fa riferimento ad uno studio del 1995 di Giuseppe Giovanelli: “Iemmi quasi utopista” nel quale raccontava le cronache della vita e della morte del “cappellanino” di Felina. Don Iemmi era vicino ai gruppi partigiani comunisti, ma condannava il loro odio, che alimentava le vendette di alcune formazioni gappiste.

E proprio a seguito di una vicenda di odi personali e di classe in ottica di affermazione dell’ideologia comunista sul finire della guerra, incominciò, nel marzo del 1945 il suo calvario personale. Don Iemmi denunciò l’uccisione di due padri di famiglia della sua parrocchia (Eufemio Manfredi e Renzo Tedeschi), prelevati di notte dalle formazioni partigiane perché sospettati di collusione col regime. Dopo la loro uccisione, nel corso della Messa di Pasqua del 1945, il sacerdote tuonò dal pulpito contro «i figli di Caino» e l’odio reciproco e contro il materialismo ateo che aveva portato alla morte di quei due padri e che non aveva nulla a che fare con la Guerra di liberazione, ma era una sua precisa deriva ideologica. Fu la sua condanna a morte.

Il sacerdote veniva continuamente minacciato per strada. A chi gli chiedeva di essere più accorto, don Iemmi rispondeva con il Vangelo della pace e della riconciliazione e con la necessità di proclamare la verità.

Don Iemmi il 19 aprile 1945 dopo aver subito una vera e propria Via Crucis, maltrattato e percosso fino a quando, giunti sulla cima del monte Fòsola, i partigiani gli spararono dei colpi di mitra che vennero uditi per tutta la vallata. A differenza di Rolando, però, i cui assassini vennero assicurati alla giustizia alcuni anni dopo, per i sicari di Iemmi non ci fu mai un processo. i due responsabili vennero fatti riparare oltre cortina, come è accaduto per uno degli assassini di Rolando fino a che di loro si persero le tracce.

L’Anpi non ha mai fornito elementi utili alla ricostruzione dei fatti e alla attribuzione delle responsabilità. Quanti furono i sacerdoti uccisi dai partigiani comunisti? Il giornalista Roberto Beretta nel suo saggio “Storia dei preti uccisi dai partigiani” (Piemme 2005), ne ha censiti 129. Forse, quella di Beretta Forse rimane l’opera più completa.

Molti, moltissimi di loro sono stati uccisi due volte: la prima volta dagli assassini materiali, la seconda volta dall’oblio e dalla negligenza di chi non può o non vuole ricordare.

Il testo ha raccontato una verità arcinota, ma della quale «non» si doveva parlare, perché poteva minare l’immagine fin da subito oleografica della lotta di Liberazione, e soprattutto l’immagine del partito comunista quale vera avanguardia di quella lotta.

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