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Dall'archivio:

I due segreti di Zaia: di Matteo Spigolon

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Attenzione: questo articolo fa parte dell'archivio di Ticino Notizie.

Potrebbe contenere informazioni obsolete o visioni da contestualizzare rispetto alla data di pubblicazione.

Il 14 marzo scrivevo un’email con il seguente oggetto agli iscritti di questa newsletter: “Il Coronavirus mette ko Salvini”.

All’interno spiegavo il perché del calo costante della Lega nei sondaggi e dei motivi della difficoltà di Salvini a trovare una soluzione per invertire la rotta.

La comunicazione leghista è passata dall’evidenziare la continua crescita nei sondaggi al sottolineare che continua a essere il primo partito d’Italia.

Una virata resasi necessaria proprio perché, come spiegavo in quell’email, il calo è strutturale e l’emergenza in corso ha soffocato qualsiasi tentativo del Capitano di rialzare la testa.

Salvini si trova in un cul-de-sac.

Se sia definitivo o solo temporaneo lo capiremo nel prossimo autunno, quando tutti i nodi della crisi causata dal lockdown verrananno al pettine.

Per l’impostazione che è stata data alla Lega, ben diversa da quella del passato, è proprio nei momenti di grossa crisi economica e sociale che un partito di quel tipo può (ri)prendere vigore soffiando sul (giustificato) malcontento della popolazione o di una parte di essa.

Se nemmeno in quel caso dovesse succedere, beh…il conto alla rovescia per Salvini potrebbe iniziare.

Iniziare ho detto. I cambiamento richiedono un processo. Non basta un singolo evento, per quanto significativo.

Durante brutti periodi come quello che stiamo vivendo ora, i cittadini tendono ad affidarsi e dare fiducia alle istituzioni e a chi le rappresenta: Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio (Conte), Presidenti di Regione (Zaia, Bonaccini, etc…).

Proprio Zaia è stato quello più abile a sfruttare il momento, facendo crescere enormemente la sua popolarità (in tutta Italia) grazie ad alcune scelte azzeccate in contrasto con le linee guida ministeriali: tamponi di massa, farmaci sperimentali e via dicendo.

Le sue conferenze quotidiane, che normalmente sarebbero un bollettino di guerra, si sono trasformate in un eccezionale strumento di propaganda della sua visione e dei suoi successi nella gestione dell’emergenza.

Già da tempo, lo stesso Zaia è accreditato dai giornali come una possibile spina nel fianco di Salvini, come suo probabile successore alla guida della Lega e potenziale candidato premier.

Ma lui ha sempre negato e si è sempre messo in disparte. Un po’ per sua natura e un po’ perché non aveva senso fare la guerra a uno con un consenso come quello che ha avuto fino a oggi Salvini.

Negli ultimi giorni, però, anche sull’onda dei complimenti che ha ricevuto da giornali e istituzioni straniere per le scelte azzeccate nel contenimento del virus, i giornali nostrani hanno rilanciato la crescita dello stesso Zaia e il calo di Salvini.

Zaia ha negato ancora qualsiasi ambizione diversa dal diventare per la terza volta consecutiva Governatore del Veneto.

Ma Zaia non è uno che va all’attacco, aspetta sulla sponda del fiume il cadavere dell’avversario di turno.

E, cosa non da poco, è un maestro nell’utilizzare due delle più importanti tecniche persuasive e manipolatorie.

Tecniche a cui è dovuto molto del suo successo bipartisan.

Matteo Spigolon Fabbrica Politica

Questo articolo fa parte dell'archivio di Ticino Notizie e potrebbe risultare obsoleto.

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